The beatles “Let it be”
Testo tradotto dalla splendida canzone dei Beatles, Let it be. Scritta da Paul Mc Cartney per ricordare la madre di nome Mary(Maria) morta quando lui aveva 14 anni.
Sebbene non sia stata cantata da una figlia verso la propria madre, questa canzone mi fa vivere grandi emozioni perchè rivivo i momenti passati da miei grandi amici con la perdita della madre ed è qualcosa che mi rende partecipe a tutto ciò e mi rende partecipe in prima persona.
Generare un figlio conferisce la responsabilità di educarlo. Potremmo dire anzitutto che l’educazione è un diritto e un obbligo che appartiene ai genitori in forza della decisione di aver generato: “il compito dell’educazione affonda le radici nella primordiale vocazione dei coniugi a partecipare all’opera creatrice di Dio: generando nell’amore e per amore una nuova persona, che in sè ha la vocazione alla crescita ed allo sviluppo, i genitori si assumono perciò stesso il compito di aiutarla efficacemente a vivere una vita pienamente umana”. Mettere al mondo un figlio, che non ha chiesto di esistere, è in qualche modo fare un patto con lui per dimostrargli che la vita è un bene che vale la pena di essere vissuto.
I contenuti dell’educazione: verso dove educare?
Quali possono essere i valori e le attitudini verso cui orientare, con la testimonianza e con l’insegnamento, i propri figli?proviamo ad elencarne alcuni a titolo esemplificativo, nella consapevolezza che l’indicazione è parziale e sintetica.
Il valore di ogni persona e il rispetto del suo mondo interiore, che è sempre più ricco di quello che noi vediamo dall’esterno. Questa attenzione va curata già nell’età della prima infanzia nei rapporti con gli adulti e con i compagni di gioco e passa attraverso le piccole osservazioni e indicazioni occasionali dei genitori.
Il valore delle relazioni umane: il bambino è egocentrico perchè impara a percepire se stesso dall’attenzione che gli adulti hanno per lui, impara a stimare sè stesso dall’importanza che essi gli attribuiscono, ma va gradualmente educato a liberarsi dall’egocentrismo e a cogliere l’importanza delle altre persone e a costruire relazioni significative non centrate unicamente su se stesso.
L’umiltà e la stima di sè stessi: non sopravvalutarsi, non voler emergere al di sopra degli altri, accettare con sano realismo i propri limiti e difetti senza rinunciare a migliorarsi, ma nello stesso tempo credere nella propria dignità, nei doni ricevuti dal creatore e nelle possibilità che sono nascoste nella propria vita.
Il perdono dato e ricevuto: la vita di famiglia è una scuola di perdono. I bambini imparano a perdonare se e a loro volta ne fanno esperienza. La vita quotidiana offre mille occasioni di allenarsi a perdonare e a chiedere perdono: tra i genitori, tra genitori e figli, tra fratelli, con i compagni di scuola e di gioco.
Mezzi e risorse per educare in famiglia
Quali sono i mezzi e le risorse per educare ai valori sopra accennati?anche qui facciamo un elenco esemplificativo:
La relazione affettiva. Non c’è dubbio che la principale ricchezza che ogni famiglia ha a disposizione-anche le famiglie che vivono in situazione problematica- è la relazione affettiva che deriva dalla comune appartenenza di sangue e dalla vicinanza quotidiana. L’amore ha una forza persuasiva che va al di là della capacità di motivare e di convincere; esso suscita un desiderio di imitazione e un bisogno di identificazione che abbraccia tanto i modi di vivere che i valori sui quali si imposta la vita.
Una comunicazione significativa. Una risorsa importante per l’educazione in famiglia è data da una comunicazione significativa ed efficace. Quando diciamo “comunicazione”, non alludiamo soltanto all’uso della parola, perchè la comunicazione si avvale di una grande ricchezza di mezzi, a seconda dei momenti e dei contenuti della relazione interpersonale: saper ascoltare per mettersi in sintonia, ascoltare “con il cuore”, per capire ciò che c’è nell’altra persona, dire le parole giuste, quelle che contano, al momento giusto…Oggi purtroppo per molti genitori manca il tempo o mancano le capacità di stare insieme con i loro figli per “ascoltarli” con il cuore: rispetto ai figli piccoli, per esempio, l’ascolto si esercita giocando insieme e cogliendo le loro curiosità e le loro interrogazioni.
La comunicazione simbolica. Fa parte del patrimonio educativo della famiglia l’attenzione a vivere insieme con i figli alcuni momenti significativi della storia e della vita ordinaria della famiglia, sottolineandoli con gesti che diventano simbolici perchè esprimono, nella semplicità del segno, la ricchezza di sentimenti e di contenuti: i compleanni, gli anniversari, ecc.
Genitori efficaci non sono genitori perfetti, ma i genitori che sanno porsi umilmente e coraggiosamente in atteggiamento di scoperta e di conversione. Delineiamo alcune caratteristiche del buon genitore:
Sente la responsabilità di formarsi. I genitori sono chiamati a una grande responsabilità: che non deve tradursi in ansia, deve semmai essere di stimolo a crescere nella capacità educativa e a mettere mano ad una formazione per la quale oggi non mancano occasioni e iniziative. La comunità cristiana dovrebbe accompagnare con maggiore cura i genitori nella loro difficile missione educativa.
Dedica tempo e risorse alla propria relazione di coppia. Va anche detto che i genitori, per essere dei buoni educatori, non devono trascurare la propria relazione di coppia. E’ frequente infatti che due sposi, dal momento in cui diventano genitori, orientino tutte le proprie risorse e attenzioni sul figlio: la “sindrome da nido vuoto” è alla base di molti fallimenti di coppie tra i 20 e i 30 anni di matrimonio. E’ importante allora che i genitori dedichino tempo e risorse anche a se stessi, coltivino la propria intimità e relazione, altrimenti rischiano di impoverirsi e di non essere più in grado di comunicare nulla ai figli se non povertà, tensioni e frustrazioni.
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Nel suo ultimo libro Erica Jong “Ricorderò domani” parla di quattro generazioni di donne e del rapporto madre-figlia. Questo è un tema che la letteratura non ha mai trattato molto. Forse perchè sono poche le donne scrittrici e un uomo non sa parlare del rapporto madre-figlia con piena conoscenza del problema? Ecco cosa dice la Jong D:perchè questo rapporto è spesso così conflittuale? Jong:Posso solo parlare di come l’ho vissuto io e di come l’ho poi sviluppato e analizzato nel mio ultimo romanzo. Secondo me tra madre e figlia si svolge una sorta di danza di guerra: si fronteggiano fino al punto in cui la figlia dice “ti odio, ti odio”, sbatte la porta e se ne va via. Poi fa un figlio a sua volta, torna indietro in ginocchio e dice alla madre “come ti capisco, come hai fatto a sostenere una cosa simile?”: questa è la base del rapporto. Almenoè quello che è successo a me nei riguardi di mia madre e a mia figlia nei riguardi miei.
Un’altra scrittrice Janet Fitch ha scritto un romanzo “Oleandro bianco” che parla del rapporto madre-figlia. Il rapporto madre e figlia (tema molto importante nel suo libro) è, secondo lei, sempre problematico. Ecco cosa dice l’autrice: A me piacerebbe dire che il rapporto madre- figlia presentato nel libro è così conflittuale perchè Ingrid, la madre, è una donna di un certo tipo, invece questo è un problema molto generale e di difficile soluzione, a meno che non si decida di fare la madre a tempo pieno ed essere praticamente lo zerbino della propria figlia, a sua disposizione ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Il bambino vuole tutto il tempo della propria madre, non le concede nulla e questo riguarda più le madri che i padri. Le donne vogliono occuparsi dei propri figli, ma vorrebbero anche avere una vita loro: ed è una continua lotta per conciliare i tempi tra il bambino che pretende tutta l’attenzione e la donna che cerca anche di avere un pò di vita per sè stessa. Indipendentemente dal modo di essere madre, non appena questa cerca di essere anche una donna, avrà sempre le critiche dei propri figli. Se però la donna si sarà annullata verrà molto criticata dai figli, dalle figlie in particolare, quando questi saranno un pò cresciuti.
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PER UNA FIGLIA MOLTO SPECIALE.
Questo video è dedicato alla figlia dalla propria madre. Mi sento molto vicina a questo video perchè all’età di diciotto anni mia madre mi ha regalato il libro di questa dedica e mi sento parte di quello che c’è scritto. Grazie mamma!
Tema di questo video è il delicato e intenso rapporto madre-figlia, i suoi cambiamenti nel tempo e le inevitabili ripercussioni nel viaggio di vita di entrambe. Con la dottoressa Sara Rosa sono stati affrontati i dilemmi e le difficoltà legati ai tentativi di comunicazione e di reciproca comprensione tra queste due figure, talvolta intrecciate talvolta distanti, a cui hanno fatto da spunto alcuni toccanti passaggi del libro della scrittrice Patrizia Patelli “Gli ultimi occhi di mia madre”. Il rapporto madre e figlia: un rapporto potente, indelebile, che può declinarsi in tanti modi diversi. Una doppia identità che accomuna tutte le donne, in ogni epoca e ovunque nel mondo.
La relazione che si instaura tra madre e figlia è estremamente importante, questo rapporto sarà centrale durante tutta la vita di entrambe. Quando la figlia nasce, ciascuna madre si relaziona alla figlia in funzione di quelle che sono le sue “aspettative” su di essa; bisogna distinguere tra le aspettative realistiche, e cioè funzionali allo sviluppo di una sana relazione madre-figlia e quelle irrealistiche e problematiche, ovvero quelle che mirano a compensare carenze affettive della madre(“mia figlia sarà la donna perfetta”,”mia figlia sarà ciò che io non sono stata”).
Non è un caso che i conflitti nascono soprattutto nella fase adolescenziale, quando la figlia inizia a distinguersi dalla propria madre per quanto riguarda idee, scelte di vita e diventare donna con una sua distinta personalità.
Tra i vari problemi che intercorrono tra di esse a livello psicologico possiamo fare riferimento al mondo emotivo (ansia, depressione, perdita dell’autostima), al sesso( gravidanze premature), problematiche legate al cibo( bulimia, anoressia) e relazionale (dipendenza dal partner, incapacità di raggiungere autonomia e indipendenza). Possono nascere conflitti per quanto riguarda la privacy. Le mamme vorrebbero poter entrare nella vita delle loro figlie e farla propria per poter indirizzarle verso questa/quella scelta in base al giudizio giusto/sbagliato.E’, tuttavia, normale che le figlie affrontino certi argomenti solo con le amiche in quanto è con esse che si può parlare delle proprie esperienze, idee, punti di vista confrontandosi con ragazze più o meno coetanee che vivono all’ incirca allo stesso modo. Alla base di un sano rapporto tra madre e figlia vi è flessibilità, autorevolezza, e naturalmente affetto dove la madre permette alla figlia di essere se stessa, aiutandola ad esprimere i suoi bisogni ed a seguire e coltivare i propri desideri, soprattutto nei momenti in cui arrivano le crisi emotive tipiche dell’adolescenza, quando si ha un particolare bisogno di essere sostenuti ma soprattutto “indirizzati”.
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